Federica Metrangolo (JOCCA)

Mi definisco una persona che ricerca la costante evoluzione. A mio avviso, Milano è la città che per eccellenza permette di essere sempre impegnati, a contatto con nuovi stimoli, immersi nella cultura e coinvolti in eventi o attività che rendono ogni giornata ed uscita diversa da quella precedente. L’università e l’ampia offerta di opportunità lavorative è cioè che mi ha portata a Milano, dopo essere andata via questa meravigliosa città mi ha richiamata a sé. Il quartiere di Lambrate è sicuramente un quartiere comodo e ben servito, la zona è molto comoda per raggiungere qualsiasi punto di interesse in poco tempo. Non ho un luogo preferito di Milano, credo che man mano che i miei interessi cambiano, scopro e frequento nuove zone di Milano più adatte a ciò che ricerco!

Raccontaci del tuo lavoro! In cosa consiste? Perché hai scelto questa professione? Come si svolge una tua giornata lavorativa-tipo?

Attualmente sono responsabile di export e vendite per un’azienda spagnola principalmente nel settore del Retail e Grande Distribuzione Organizzata. Continuo ad esercitare come freelance la professione di Interprete di Conferenza e di Trattativa per eventi e incontri di carattere economico-commerciale e fiere di settore. Collaboro principalmente con Ambasciate e Camere di Commercio qui a Milano che richiedono un servizio specializzato nelle lingue inglese e spagnolo. Ho scelto queste due professioni in quanto mi permettono di condurre una vita dinamica e in costante movimento, nonché di creare sinergie a livello lavorativo ed essere sempre in contatto con persone e clienti con i quali, nel tempo, ho avuto modo di stringere legami anche di carattere personale. Sono spesso in viaggio per incontrare i clienti o in giro per eventi, ma trascorro una buona parte del mio tempo nel coworking per gestire gli aspetti più operativi delle mie attività.

Raccontaci della tua esperienza in Coworking Lab! Cosa ti ha portato a scegliere questo coworking? Da quanto lavori qui? Quali sono le cose che apprezzi di più?

Ho scelto il Coworking Lab perchè mi è sembrato molto alla mano, con ampi spazi luminosi e gente interessante. Credo molto nelle relazioni e nel networking che si possano generare in spazi come i coworking; questo nello specifico ha varie aree condivise, dalla cucina a un bellissimo terrazzo con tavolate e sdraio che ci accolgono nei momenti di relax e chill out. Trovo importante anche l’autonomia di accesso 24/7, la privacy delle sale riunioni e la possibilità di scegliere tra una postazione fissa e una flessibile in base alle esigenze di ognuno. Sono qui da oltre 2 anni e credo che grazie al contributo di tutti i coworker, il Coworking Lab sia uno dei più accoglienti su Milano.

Raccontaci delle opportunità di business che si sono create, o che ti piacerebbe creare, nella community! Hai già sviluppato dei progetti di business con altri coworkers? Come sono nati? Come si sono evoluti? Vedi altre possibilità di sviluppo con altri coworkers?

Credo ci siano svariate opportunità di business con i coworker. Il Coworking Lab ospita varie figure professionali, da traduttori a architetti, designer, venditori, ingegneri, informatici, imprenditori, avvocati, coach, etc. È difficile pensare che non si creino delle occasioni di scambio e non nascano vere e proprie collaborazioni. Ad oggi ho sicuramente tratto vantaggio dal contributo di ognuno in varie occasioni per diverse occorrenze. Trovo che una vera e propria collaborazione possa sicuramente nascere laddove si vadano a creare dei progetti che prevedano la presenza di una figura professionale presente nel Coworking. Di certo la condivisione degli spazi ci ha portato con il tempo a conoscerci tutti e in futuro, laddove si dovesse avere bisogno di un professionista, trovo scontato che si coinvolga in primo luogo qualcuno di vicino, in questo caso fisicamente! So che ci sono varie collaborazioni in corso, non ho progetti di business attivi ma presto sento che qualcosa potrà prendere forma! 

Non tutto è business networking

Il segreto del “fare networking” sta nell’invertire ciò che faremmo d’istinto: ascoltare e non parlare

Avevo la radicale convinzione che networker si nascesse. La natura ti dotava di un set di particolari abilità per cui se le avevi attaccavi bottone, gestivi la conversazione, ottenevi favori, intortavi, ammaliavi, espandevi la tua influenza, eri destinato a dominare il mondo. Se non l’avevi, saresti divenuto ogni giorno meno competitivo fino ad estinguerti.

Non ho mai pensato che fare networking fosse una cosa che si potesse imparare, skill da poter costruire e non un’attitudine innata. Me lo fece notate un collega, a dire il vero abbastanza introverso, che però era il commerciale che chiudeva più trattative di tutti in azienda. Quando gli altri chiacchieravano con i clienti, lui portava a casa ordini. Quando gli altri giustificavano i ritardi dei pagamenti, lui sventolava le lettere di credito.

Parlandone con lui, ormai molti anni fa, mi disse che gli eventi di networking lui li evitava per scelta tutti e che non avrebbe perso un minuto in nessuno di questi.

All’epoca andavano di gran moda i ClubIN. Ve li ricordate? Iniziarono con il botto per finire nel giro di qualche anno pieni di gente triste a caccia di clienti e di lavoro.

Il networking però è una moda che non tramonta mai. Finiscono dei cicli, ma non ci si ferma mai di generare incontri per produrre del business. Ad esempio, ora va di moda BNI (Business Network International): quelle riunioni mattutine alle 7 in cui vieni travolto da un turbinio di biglietti da visita.
C’è sempre qualche trend che prende il sopravvento su quello precedente. Questo è il nuovo? Non so, forse sì.

È evidente che, per quanto il networking possa cambiare forma, esso riesca sempre a restare di moda. Piace perché del resto a chi non piacerebbe sognare un modo di incontrare clienti senza far fatica? È il potere del networking, baby: ti fai una serata di networking e sei pieno di ordini.

Da una parte questa è un po’ un’illusione, dall’altra è verità: gli affari si fanno fra esseri umani (almeno per ora) e le relazioni contano un sacco, perciò è giusto coltivarle.

Quello però che mi insegnò la chiacchierata con quel venditore introverso fu che il networking non è assolutamente una dote ma una disciplina e perciò può essere imparata. Anzi, è una disciplina che ha bisogno di un certo dominio di se’, come capita a molte delle cose interessanti della vita.
Per di più, spesso chi è timido è paradossalmente più avvantaggiato rispetto a chi sa fare un sacco di chiacchiere (e magari sa fare solo quelle), sempre che per “timido” non ci si riferisca a quella timidezza che ci pietrifica, ma questa è tutta un’altra storia.

Perciò, quello che troverete in questo post è ciò che vorrei diventasse in me abitudine quotidiana, perché ogni skill va prima compresa, fatta propria e poi allenata.

Business Networking is the new black

Gli eventi di puro networking si fanno amare subito, ma di un amore che si consuma assai velocemente.

Infatti capita spessissimo che l’interesse che sono capaci di suscitare i primi giorni si affievolisca in un baleno. La “bella gente” che un tempo li animava non torna più, lasciando il posto a musi lunghi e volti spenti fra cui si ritrovano un sacco di sprovveduti e disperati in cerca di opportunità per svoltare.

Certo, non tutti i luoghi di networking finiscono così; quelli gestiti correttamente prosperano, ma restano una piccola parte.

Si fa networking solo agli eventi di networking?

Ad essere sinceri non è vero che il networking sia un’attività riservata agli eventi creati ad hoc. Ogni giorno abbiamo decine di occasioni per fare networking:

  • prendendo un thé
  • partecipando ad una conferenza
  • invitando qualcuno a praticare sport
  • invitando qualcuno a praticare un hobby
  • accompagnando qualcuno alla macchinetta del caffè (la famosa pausa-caffè)
  • partecipando ad un evento speciale come un concerto, una cena di gala, la presentazione di un libro
  • invitando persone a cena a casa propria
  • invitando a partecipare ad un pomeriggio di volontariato

L’esperienza mi ha spesso insegnato che si può fare networking un po’ ovunque e solo raramente agli eventi di networking.

Perché? Probabilmente perché i migliori contesti in cui relazionarsi con gli altri sono gli ambiti in cui viviamo le nostre passioni e i nostri interessi principali. Questi contesti permettono la nascita di amicizie interessanti basate sulla condivisione di interessi e non sulla condivisione dei bisogni.

Ripassiamo le basi: cosa significa relazionarsi?

Relazionarsi lo fa anche chi pensa di non relazionarsi. È un può come quando si dice che anche quando non si comunica nulla in realtà si sta comunicando qualche cosa. Tutti credono che sia un’azione spontanea ma spesso di spontaneo c’è meno di quello che si pensa.

Da qui nasce la sgradevole sensazione che accompagna il networking quando lo sentiamo nominare. Ci appare subito nella mente l’immagine di qualcuno che ci vuole piazzare un prodotto o un servizio, qualcuno che vuole sfruttarci per i suoi interessi, legali e legittimi, ma capaci di farci drizzare i peli delle braccia.

Perché si pensa al networking così? Perché ci sorge questa sensazione? Perché in fondo al cuore sappiamo che c’è un po’ di verità in tutto questo: si fa networking perché prima o poi ciascuno vuole qualche cosa dalla persona che gli sta di fronte.

Quando la visione utilitaristica prende il governo dell’attività di networking finisce per spingerci a fare due errori fondamentali:

1) Non Ascoltare

Mettersi in una posizione d’ascolto è fondamentale. Spesso agli eventi di networking ci concentriamo sul farci notare, sul farci conoscere da quante più persone possibile, sul collezionare biglietti da visita pesanti. La realtà è che il networking si fa parlando poco e ascoltando tanto. Quali sfide sta affrontando il nostro interlocutore? Quali difficoltà ha incontrato sul suo cammino? Per questo sono importantissime le domande aperte come “cosa ti è piaciuto di più dell’evento/giornata di oggi?”, basta lasciar fluire le parole e cercare di capire cosa possiamo fare noi per aiutare questa persona grazie ad un ascolto proattivo.

2) Non aver pazienza di guadagnare l’effetto leva (giver gain)

Gary Vaynerchuck chiama questo effetto “leverage”, la leva. Ma su cosa fare leva e come? Nel gioco del networking vince chi porta per primo valore all’altro per poi usare questo valore come leva per raggiungere quello che gli interessa. È un po’ come nelle arti marziali in cui sfrutti il colpo dell’avversario per catapultarlo dove tu vuoi.

Il bravo networker è chi ha la pazienza di aspettare di far crescere sufficientemente la leva per poterla usare. Offri valore per primo fino a quando, ad un certo punto, l’altro non può dirti di no e rifiutarsi di ricambiare.
Magari anche solo perché non se la sente di dire di no, anche solo perché un rifiuto gli procurerebbe una sensazione di imbarazzo.

Attenzione, non sto dicendo che sia necessario manipolare le persone per arrivare ad ottenere qualche cosa, ma di usare il valore che hai offerto gratuitamente come leva per chiedere, liberamente, una qualche cosa che ti interessa.

E poi si cade sul follow-up

Se all’inizio non si ascolta e non si offre alcun valore, alla fine ci si perde nel fare il follow-up.

Perché non penserete mica di essere così interessanti e unici da non averne bisogno?

Avere fretta e volere tutto in maniera ansiosa vi spinge ad arrivare troppo presto. Pensando a cosa la persona può fare di comodo a voi, essa diventa uno strumento per raggiungere i vostri scopi (fosse anche solo il vostro budget annuale per via del premio) e non vi accorgete che chi compera, acquista per raggiungere i propri scopi. Non per aiutare voi a raggiungere i vostri.

Essere spinti dall’ansia di sapere se la persona comprerà o no e, se non comprerà, avere la sensazione di aver perso tempo vi spingeranno a dare la caccia ai biglietti da visita e non badare assolutamente a cosa cerca la persona che sta davanti a voi.

Ma il follow up è la vera chiave del successo del networking

Non è che serva poi molto, basta anche solo una mail con il giusto tempismo per far una bella impressione e avere la possibilità di continuare la discussione intrapresa. Attenzione, non intendo l’operazione subdola di scrivere email a tutti  i biglietti da visita raccolti in un funnel di email marketing automation. Questo non lo dovete proprio fare.

Quando mi riferisco al follow up, intendo un messaggio (email ma anche social, magari LinkedIn se è per business, magari un SMS o una telefonata), fra le prime 12-24 ore dall’avvenuto incontro e un secondo a circa 30 giorni dal primo. Vuol dire che nel viaggio di ritorno non dormirete in treno o in aereo e li preparerete. Vuol dire che quando rientrate in hotel li predisporrete per essere inviati al momento opportunto.

Un esempio di testo da cui poter prendere spunto? Eccolo:

È stato bello poter parlare con te ieri. Mi piacerebbe poter continuare il discorso iniziato con questa chiacchierata. La prossima volta che sono dalle tue parti mi piacerebbe tu trovassi un piccolo spazio nell’agenda per continuare la discussione . Penso di poterti essere di aiuto a…

Come potete vedere da questo testo, il focus non è su cosa può fare la persona per voi, ma cosa puoi voi potete fare per lei.

Mentre il secondo follow up, quello a 30 giorni è importantissimo, perché non è pensabile che ogni volta il mondo giri intorno a voi. Perciò, un buon modo di farsi risentire dopo un mesetto potrebbe essere quello di fare un po’ di “content curation”: cioè selezionare per la persona che vi interessa un paio di post interessanti e inoltrarglieli, oppure segnalare un evento significativo a cui parteciperai anche tu chiedendo se rientra anche nell’agenda del contatto che volete riattivare.

Solitamente mi preoccupo che i miei follow-up contengano:

  • ringraziamenti (non solo per educazione, ma chi dona tempo si priva di un grande bene)
  • elementi interessanti emersi durante il dialogo (magari una battuta spiritosa se ce lo possiamo permettere)
  • un’offerta di disponibilità ad aiutare fattivamente (specialmente se nell’ultima chiacchierata ci si è già resi disponibili)
  • il nome della persona (mai Carissimo Dottore ma Caro/Cara seguiti dal nome)
  • annuncio di aver fatto richiesta di connessione sui social
  • la persona che mi ha introdotto in CC (la riconoscenza è un must per il networker)

Il follow up deve essere un’abitudine automatica naturale, non un meccanismo impersonale costruito a colpi di copia e incolla. Per questa attività attiva gli automatismi dell’email marketing automation e fai percepire tutta la naturalezza possibile mentre stai cercando di far crescere la tua influenza.

Il segreto del networking

Semplice: il segreto del “fare networking” consiste nell’invertire ciò che faremmo istintivamente: il parlare deve diventare ascoltare, il chiedere deve diventare dare.

Come è stato il 2020 secondo gli italiani?

In generale 1 italiano su 2 (54%), valuta il 2020 come un anno negativo. Al contrario, il 18% degli italiani ne ha una visione positiva. In particolare sono le persone che si trovano nella fascia d’età intermedia ad avere una visione migliore dell’anno, infatti tra chi ha 25-34 anni il 30% dà una valutazione positiva, e tra i 35-44enni sono invece il 27%.

Focalizzandoci su aspetti più specifici:

  • La famiglia sembra essere l’aspetto migliore di questo 2020, il 50% degli italiani infatti sostiene che quest’anno il rapporto con la propria famiglia sia positivo.
  • Nonostante tutto, il 39% delle persone ritiene che per la propria salute possa considerarsi un anno positivo (rispetto al 19% che invece dà un giudizio negativo).
  • Per quanto riguarda il lavoro/la carriera, 1 persona su 3 ha valutato il proprio anno in maniera negativa, solo 1 su 4 invece in maniera positiva.
  • Anche l’economia viene valutata prevalentemente in modo negativo: 1 persona su 2 infatti dà un giudizio negativo all’aspetto economico (contro un 17% che ne dà un giudizio positivo).

Quali sono gli aspetti positivi di quest’anno?

Il 2020 è stato appunto un anno in cui abbiamo vissuto in maniera diversa la nostra vita quotidiana, e una buona parte degli italiani (84%) riesce a riconoscere che alcuni aspetti sono stati positivi.

In particolare il “tempo guadagnato” sembra essere la migliore risorsa di quest’anno. Abbiamo avuto più tempo da trascorrere in casa (42%), con la propria famiglia (42%) e per sè stessi (34%). Altri aspetti ritenuti positivi da circa 1 persona su 4 sono l’aver risparmiato dei soldi, la scoperta di nuovi servizi (come le videochiamate, la spesa online…), l’aver avuto la possibilità di lavorare da casa per un certo periodo e aver coltivato un hobby.

Lavorare in un outdoor space?!

Outdoor space, ovvero spazi all’aperto dedicati al lavoro, possono sembrare tutto tranne che una soluzione stabile come ufficio. Tuttavia, come prevedibile, la pandemia Covid-19 ha accelerato la ricerca sull’architettura degli spazi di lavoro condivisi, già peraltro in fermento, e certi risultati sono imprevedibili.

Prima dell’emergenza si discuteva molto sulla fine dell’openspace, abbiamo ospitato sul nostro magazine più di un contributo sul tema, e sulla riduzione dei patogeni presenti nell’area, con lo sviluppo di vernici, soluzioni di arredi, sistemi di areazione e l’uso di smart pot e di particolari tipi di piante, ti consigliamo di guardare anche la nostra sezione DEVs.

Sempre più sofisticato, l’ufficio condiviso e flessibile come lo conosciamo è destinato ad uscire da questa stagione con tantissime nuove idee e possibili soluzioni nel frattempo testate.

Non sempre praticabili e per tutte le tasche, alcune segneranno la differenza e le vedremo nei prossimi mesi fino a diventare la norma, altre saranno riadattate al contesto locale e alle possibilità degli operatori e si mescoleranno alla dotazione classica degli spazi di lavoro condivisi.

Lo sarà anche per il cosiddetto outdoor space?

Second Home Hollywood primo esempio convincente di outdoor space

L’azienda britannica Second Home, operatore internazionale con sei sedi a Londra, Lisbona e Los Angeles, ha realizzato e sta sperimentando la formula dell’outdoor space fornendoci un clamoroso esempio urbano di cui non potevamo non parlare – nel contesto vacanziero o del retreats è un discorso già avviato, vedi il nostro articolo sul bleisure.

Aperta alla fine del 2019, la sede di Second Home Hollywood a Los Angeles ha adottato un approccio unico per la costruzione di 60 uffici separati per i suoi membri. “Quello che avremmo potuto fare è entrare in un grattacielo, aziendale, edificio senz’anima, comprare un pavimento e mettere alcuni box”, dice Rohan Silva, cofondatore e CEO di Second Home. “È un modo economico per creare spazio.”

Ingresso ufficio Second Home Hollowood

L’azienda con l’aiuto di SelgasCano, famoso studio associato di architettura guidato da José Selgas e Lucía Cano, ha invece ristrutturato un edificio storico dei primi anni 60 del novecento di Paul Williams, primo architetto nero riconosciuto del paese, e insieme ha puntato su una soluzione che è la svolta salutare.

Nel cortile sul retro, dove ha affittato oltre 4500 mq di parcheggio, si è liberata dell’asfalto e ha deposto 700 tonnellate di terreno e vegetazione, tra cui 6.500 tra piante e alberi di 112 varietà. In mezzo a tutto questo verde, l’azienda ha costruito 60 “uffici da giardino”, che sono spazi di lavoro a forma di fagiolo progettati per pochi lavoratori ciascuno. Questo design consente a individui o gruppi di lavoro di avere ciascuno il proprio spazio dedicato, messo in “quarantena” da altre persone.

Postazioni coworking Second Home Hollowood 3 800

Le pareti acriliche lasciano entrare molta luce. Le unità dispongono di ventilazione su ogni lato (oltre all’aria condizionata), aspirando aria fresca anziché ricircolata in ogni ufficio. Non è proprio come lavorare all’aperto, ma la soluzione offre questo tipo di sensazione insieme al comfort di un riparo e la qualità dell’aria della natura.

L’ex parcheggio è diventato la foresta urbana più fitta della città e per accedere al proprio ufficio non è necessario prendere angusto in ascensore, ma attraversare la foresta…

Ingresso uffici Second Home Hollowood

Lo spazio è stato progettato per la salute, fino ai ripiani curvi in Corian che hanno permesso di tagliare le scrivanie senza linee rette (perché non ci sono linee rette in natura). Accade così che Corian sia anche popolare in contesti ospedalieri per la sua superficie non porosa che è facile da sterilizzare. Ma solo perché è stato progettato per il benessere generale non significa che sia stato progettato per una pandemia.

Interno ufficio Second Home Hollowood 9 800

Il cofondatore Rohan Silva ha dichiarato: “In realtà ciò a cui pensano i nostri architetti è come abbracciare campi come la psicologia evolutiva e la biofilia. Non ci siamo evoluti nel corso di milioni di anni in ambienti che sembrano edifici grigi omogenei. Vogliamo piante, stagionalità e luce naturale […]. Si scopre che l’enfasi sulla salute è molto utile in questi momenti.”

Per quanto riguarda il modo in cui Second Home sta andando, Silva ammette che la presenza dei coworker è diminuita nella sede di Los Angeles durante la pandemia quando le persone sono state licenziate, ma i numeri sono in crescita nell’ultimo mese. Una intuizione che ha trovato parlando con le grandi aziende è che in futuro vogliono poter affittare stanze di dimensioni di cui Silva non avrebbe mai pensato di aver bisogno, con spazi per riunire i team di lavoro da casa per le sessioni di onboarding e brainstorming dei dipendenti.

Terrazza ufficio Second Home Hollowood 2 800

“Abbiamo una sala riunioni per 200 persone e sale per 20 persone, niente in mezzo”, afferma Silva dell’area dell’edificio principale di Second Home. “Penso che andando avanti. . . avremo bisogno di vedere molta più flessibilità: spazio [dove] puoi rimuovere una partizione e spostare alcune piante in modo che diventi un posto per 60 persone “.

Di sicuro qui si anticipano temi e soluzioni che vedremo presto sviluppate anche nella vecchia Europa, come salute, sostenibilità, recupero, benessere, presenza/distanza, flessibilità.

E al tramonto, le luci degli indaffarati “fagiuoli” creano uno scenario davvero unica di fermento e creatività…

Uffici illuminati Second Home Hollowood

L’ufficio senza l’ufficio sei curioso dei prezzi?

Se passate per Los Angeles, il Day Mambership è di sole 25$ al giorno (stampe e caffe espresso al bar illimitati). Se programmate di stare almeno un mese, la Roaming Membership, una sorta di accesso agli hot desk e alle aree comuni di tutto lo spazio, è di 400$ al mese. Se invece cercate una soluzione residente, scrivania riservata in uno spazio di lavoro tranquillo, circondato da piante e alberi, perfetto per singoli e piccoli team il costo è circa 675$ al mese o 3.200$ per lo Studio membership, nel caso vogliate spostare l’intera vostra squadra.

5 ragioni per lavorare in un coworking

Networking, crescita e self-branding: ecco le magie che accadono in uno spazio di lavoro flessibile

Tratto da ninjamarketing.it (05.11.2019)

In qualsiasi città oggi è possibile trovare uno spazio di coworking, luoghi dedicati al lavoro che potrebbero sembrare a prima vista un fenomeno passeggero o una questione di moda.

In realtà, per molte aziende, startup e professionisti, si tratta di una scelta ben ponderata, sulla base di una serie di vantaggi che lavorare in un coworking offre.

Dai piccoli spazi sopra le caffetterie alle più grandi catene internazionali, ogni coworking ha le sue caratteristiche specifiche e si apre alle aspettative più varie di ogni azienda, grazie alla carta vincente della flessibilità.

Se sei mai entrato in un coworking, avrai anche notato un altro aspetto comune: il design degli interni e la planimetria sono sempre eccezionali, pensati per essere al servizio delle esigenze lavorative, dalle lunghe riunioni strategiche, agli incontri informali davanti a un caffè.

Secondo Harvard Business Review, infatti, anche gli spazi di lavoro possono avere effetti diretti sulla produttività.

Alcuni professionisti, ad esempio, sostengono che lavorare in un coworking gli aiuti a cambiare scenario e a sbloccare la creatività, costringendoli a smettere di nascondersi dietro lo schermo e permettendogli di relazionarsi dal vivo con altre persone, creando nuove relazioni. Molti coworking, come Copernico, ospitano anche eventi per i propri membri, con l’idea di creare continua crescita per le rispettive aziende.

Ecco quindi 5 buoni motivi per scegliere un coworking come spazio per il tuo lavoro.

1. Tutto ciò di cui hai bisogno in un unico costo

Forse siamo partiti dal fattore più lampante, ma per il successo di un’azienda anche il bilancio è un aspetto che non si può sottovalutare.

Soprattutto se hai appena avviato una startup, magari non avrai bisogno di un intero piano di uffici e anche tutte le altre spese generali ne beneficeranno. Pensa di poter avere a disposizione un ufficio personale, una sala riunioni, una caffetteria, una sala conferenze, senza dover pensare anche ai costi di luce, Internet o alla fotocopiatrice.

piani flessibili offerti da un coworking sono la scelta ideale anche per quelle aziende che scelgono lo smart working, per offrire ai lavoratori spazi diversi in cui svolgere la propria attività, in tutta tranquillità.

2. Un’incredibile energia

L’atmosfera che si respira in un coworking è eccezionale. Tutti sono impegnati al massimo nel proprio lavoro ed esiste uno scambio continuo di contatti, idee e conversazioni, che ti faranno sentire parte di una community.

Non c’è da meravigliarsi se in un coworking si vedono tanti sorrisi: qui le persone amano il loro lavoro e possono sentirsi parte di qualcosa di più grande, andando oltre i limiti delle mure della propria azienda, allargando le prospettive e aiutando a pensare fuori dagli schemi.

3. Le opportunità del networking

In un coworking tutte le persone sono lì per lavorare: questo aspetto che potrebbe sembrare così banale, in realtà permette di escludere la pressione che si crea, ad esempio, durante un incontro commerciale per chiudere una vendita. Il networking che avviene qui è diverso da quello durante gli eventi di settore, ad esempio.

Ci si incontra e si collabora in modo più rilassato e produttivo, perché l’obiettivo di tutta la community è creare nuove opportunità di crescita per i rispettivi business.

Dagli imprenditori ai liberi professionisti, il mix di persone è uno dei punti di forza degli spazi di coworking. È utile per stabilire contatti in altri settori e significa che ogni giorno è pieno di opportunità di networking naturali.

4. Esiste una cultura aziendale già pronta

I dirigenti sono diventati sempre più consapevoli della necessità di una cultura aziendale sul posto di lavoro e lavorare all’interno di una comunità più ampia significa che avere maggiori probabilità di incontrare questa cultura aziendale anche in altri lavoratori, e condividere non solo idee ma anche prassi e obiettivi.

Lavorare al fianco di liberi professionisti che scelgono il proprio lavoro per poter riconoscere, ad esempio, il valore dell’equilibrio tra lavoro e vita privata, significa aiutare la crescita dei dipendenti dell’azienda.

5. Un sano work-life balance

Un coworking, con i suoi orari, i suoi spazi flessibili, la capacità di assecondare ogni progetto, dal più semplice al più ambizioso, consente anche di lasciare da parte molte preoccupazioni e avere più tempo da dedicare alla propria vita privata.

Un punto da non sottovalutare se si considera che oggi, per la maggior parte dei millennial, il work-life balance è uno degli aspetti da prendere in considerazione nella scelta del proprio lavoro.

Per non parlare delle palestre e degli spazi dedicati alle attività ricreative per staccare dal lavoro: cosa c’è di meglio che concludere la giornata con una lezione di yoga per tornare a casa già perfettamente rilassati?

Uno spazio di coworking permette anche questo: ritrovare ritmi più adeguati alle proprie esigenze, conciliando in un unico luogo lavoro e attività per il proprio benessere personale.

Anna & Valentina (R+R)

La nostra passione più grande è…il nostro lavoro!

Entrambe fin da piccole avevamo il sogno di diventare architetti, siamo felici di averlo realizzato e dal 2017 di condividere uno studio tutto nostro.

Siamo entrambe milanesi, anzi io (Valentina) proprio “Lambratese”: sono nata e cresciuta in questa zona di cui mi piace tutto perchè spesso è anche legato a un ricordo d’infanzia, come i Giardini della Porta Blu (Via Zanoia, Ndr) o la piscina di Via Ponzio.

Anna: io abito in zona Maciachini e frequento Lambrate grazie al Coworking.

Uno dei posti di sicuro più speciali è lo storico grissinificio Edelweiss.

Raccontaci del tuo lavoro! In cosa consiste? Perché hai scelto questa professione? Come si svolge una tua giornata lavorativa-tipo?

Ci occupiamo di progettazione e ristrutturazione d’interni (privati o commerciali) e consulenza a 360°: se un cliente ce lo chiede, lo seguiamo da prima dell’acquisto dell’immobile fino alla scelta e disposizione degli arredi a lavori di ristrutturazione finiti.

Le nostre giornate spesso iniziano presto con le telefonate dai cantieri, poi siamo spesso in movimento per sopralluoghi negli immobili, fornitori di materiali, incontri con le imprese…quando dobbiamo incontrare i clienti, avere la possibilità di usare le sale riunioni in Coworking è un grandissimo vantaggio, sia per la bellezza dello spazio che per le dimensioni delle sale.

Raccontaci della tua esperienza in Coworking Lab! Cosa ti ha portato a scegliere questo coworking? Da quanto lavori qui? Quali sono le cose che apprezzi di più?

Abbiamo scelto Coworking Lab perchè è bello, comodo, funzionale e soprattutto perchè è frequentato da persone simpatiche, attive sia nel nostro ambito che in professioni completamente diverse.

Ci piace molto la possibilità di scambiare due parole nelle pause, così come di confrontarci per avere un punto di vista esterno.

Fare networking qui è davvero molto facile e naturale.

Raccontaci delle opportunità di business che si sono create, o che ti piacerebbe creare, nella community! Hai già sviluppato dei progetti di business con altri coworkers? Come sono nati? Come si sono evoluti? Vedi altre possibilità di sviluppo con altri coworkers? 

Sono avvenuti scambi di referenze e clienti in passato con colleghi di ambiti affini (per certificazioni o perizie) ed è tuttora in corso una collaborazione con Realia, una società immobiliare del Gruppo NextPlanet che possiede anche il Coworking. 

Sono tutte opportunità che sarebbe stato molto difficile creare se avessimo avuto un ufficio “in solitaria”, ecco perché siamo felici di questa scelta e continuiamo a rinnovarla da oltre 3 anni.

Tendenze nel mercato del lavoro 20/21

Tratto da jobsora.com

È un nuovo ordine mondiale e il modo in cui viviamo sta cambiando più velocemente di quanto avremmo mai potuto immaginare. Chi avrebbe potuto prevedere che le imprese che sopravviveranno nel primo trimestre del 2020 saranno solo quelle con attività che possono essere svolte a distanza? Questo è un cambiamento che non abbiamo mai visto arrivare e per il quale molte aziende non erano preparate. Ma il cambiamento è qui ed è giusto che le aziende imparino ad adattarsi alla nuova tendenza.

Le maree sono cambiate rapidamente nel mercato del lavoro e mentre alcune opportunità stanno scomparendo, altre stanno emergendo. Ora, tutto riguarda la questione del valore. Quelli che hanno meno valore per le loro aziende stanno perdendo il lavoro. Alcuni ruoli sono vacanti e hanno bisogno di persone competenti per assumerli. Queste, tra le altre tendenze, sono ciò che vedremo in questo articolo, poiché il mondo si sta impegnando tanto per riprendersi dalla pandemia di COVID-19.

L’Europa nell’ultimo mese è diventata l’epicentro della pandemia di Coronavirus, con paesi come Regno Unito, Francia, Spagna, tra gli altri che stanno subendo alti tassi di vittime. Ciò ha portato a un blocco che ha cambiato il mercato del lavoro come lo conosciamo. C’è una riduzione della necessità di lavoro fisico e di più di lavoro intellettuale. Questo dice semplicemente una cosa: il futuro che stavamo aspettando è qui.

Effetto del blocco sul mercato del lavoro europeo

In un recente rapporto, diversi milioni di posti di lavoro sono a rischio se il blocco continua per mesi. In effetti, lo studio è stato specifico nel riferire che circa un quinto di tutti i lavoratori è minacciato. E questo può essere frenato solo se il blocco in Gran Bretagna e in altri paesi europei verrà gradualmente eliminato in alcuni settori molto importanti. Ciò sta a indicare che alcuni settori dell’economia che non sono considerati elementi essenziali possono toccare il fondo.

La buona notizia, tuttavia, è che molte persone stanno adattando le proprie competenze per assumere nuovi ruoli. Mentre vi è una drastica perdita di posti di lavoro in diverse aziende all’ingrosso, al dettaglio, in hotel, in ristoranti e pub, l’infrastruttura digitale del mondo sta promuovendo posti di lavoro remoti. Tuttavia, nonostante questi cambiamenti nel modo di lavorare, l’economia sta ancora subendo un colpo. Questo sta semplicemente raccontando l’importanza del mercato del lavoro. Il tuo lavoro è importante per la crescita e il sostentamento del Paese.

Il crollo del mercato del lavoro è sinonimo del crollo dell’economia e ciò richiede un’evoluzione in tempo reale del funzionamento del mercato del lavoro. Per i paesi che sono principalmente guidati dal mercato del lavoro, il blocco ha portato lo stato ad intervenire per allentare la pressione sulle famiglie. Ma c’è solo un limite a quanto tempo può persistere.

L’effetto è attualmente dannoso per il mercato del lavoro, che pone l’accento sul drastico cambiamento nel futuro del lavoro. Non si può dire che la sezione del mercato del lavoro che si sta comportando in modo efficiente in questo periodo sia la sezione remota dei lavori.

Il mondo è cambiato, un nuovo modo di vivere e stanno emergendo affari, le start-up stanno spuntando e le aziende lavorano a distanza. Il mercato del lavoro è in rapida evoluzione e molti non sembrano riconoscere questo fatto. Questo è un cambiamento e tu, come cercatore di lavoro, devi essere pronto.

Realtà dei lavori durante la pandemia COVID-19

Il modo in cui lavoriamo è cambiato per sempre. Quelli che non sono pronti per questo cambiamento saranno lasciati indietro, tranne che impareranno ad adattarsi al cambiamento. Questo cambiamento sta avvenendo in tempo reale e pochissimi lo stanno notando. Il lavoro a distanza è ciò che tiene insieme diverse aziende.

Sebbene finora questo cambiamento non sia stato facile, continuiamo a imparare come migliorare le cose. Le persone rifanno i loro programmi per adeguarsi alle nuove condizioni con cui devono lavorare. All’inizio è stata una cosa difficile da superare. Tuttavia, il tempo ha aiutato i lavoratori ad adattarsi.

La verità è che l’abilità richiesta per ottenere un lavoro in questo momento è diversa da quella che ci si aspettava. Ora per essere dalla parte dei guadagni hai bisogno delle basi di un computer, una connessione a Internet, dispositivi intelligenti, ecc. Hai bisogno di competenze trasversali, conoscenze di programmazione, conoscenze di scrittura. La maggior parte di questi fattori non erano necessari nel mondo pre-Covid. Una cosa è, tuttavia, certa, il mondo Covid e il mondo post-Covid richiedono queste abilità.

Il flusso di lavoro delle aziende è stato facilitato dalla presenza di e-mail, piattaforme di videoconferenza, chat room, tra gli altri. Diverse aziende si stanno rassegnando al fatto che non riprenderanno a lavorare al termine della pandemia di COVID-19. Se le aziende possono lavorare interamente a distanza in questo momento, non è necessario affittare o disporre di uno spazio fisico per le riunioni. L’infrastruttura Internet nel corso dell’anno si è sviluppata ad un livello in cui può facilitare queste esigenze.

Un altro grande cambiamento è il fatto che il periodo di lavoro di 8 ore verrà cancellato. Questo perché i lavoratori sono sempre online. Ora, questo potrebbe avere un aspetto negativo, in quanto è facile perdere la cognizione del tempo assegnato al lavoro. Spetta quindi al lavoratore impostare un sistema che si adatti al lavoro, con il tempo della famiglia, con il tempo personale, il tempo libero, ecc. Il confine deve essere fissato dall’individuo, poiché i tradizionali limiti del tempo di lavoro non sono più lì .

Ciò rende più difficile per i lavoratori mantenere una buona qualità della vita, il che significa che è tempo di imparare a bilanciare il lavoro con il solito stile di vita.

Cos’è ora il futuro del lavoro?

Negli ultimi anni ci sono state molte speculazioni su come sarà il futuro del lavoro, su come robot e altri sistemi automatizzati sostituiranno le persone. Queste speculazioni andarono oltre a prevedere un futuro di team più collaborativi, la necessità di intelligenza emotiva, tra gli altri fattori che descrivono la necessità di esseri umani più intelligenti sul posto di lavoro.

Tutte queste speculazioni e previsioni certamente non hanno messo in prospettiva la pandemia di Covid-19. Un paio di mesi fa, nessuno avrebbe creduto che potesse mai esserci un focolaio di malattia che mettesse in ginocchio il mondo e avrebbe provocato un blocco totale.

Mentre molti concordano sul fatto che si tratta di una rivoluzione e che le prove sono viste nel modo in cui stiamo attualmente lavorando e in che modo gli altri stanno pianificando di lavorare post-covid, rimane ancora da stabilire a livello globale; di cosa avresti bisogno per lavorare in futuro?

Non importa quanto sia vago il futuro in questo momento, alcuni fattori ed elementi sono destinati a influenzare il modo in cui lavoreremo in futuro.

Ci sarà sicuramente innovazione ed evoluzione nel modo in cui Internet promuove il lavoro. Il mondo della fantascienza che abbiamo sempre visto in TV è destinato a raggiungerci più velocemente di quanto avessimo mai immaginato. La trasformazione digitale del mondo è destinata ad essere accelerata. Le informazioni saranno disponibili a chiunque. Ciò si tradurrà in lavori più veloci e con maggiore flessibilità

Inoltre, a causa della maggiore attenzione all’ordine del giorno, non sono necessarie ampie presentazioni di PowerPoint, che portano a una drastica riduzione del tempo impiegato per l’incontro.

Intermediari e consulenti sono stati per lungo tempo una parte intrinseca del modo tradizionale di lavorare. Tuttavia, questo è destinato a cambiare mentre avanziamo nel futuro. Ci sarà una necessità ridotta di project manager, né di assistenti esecutivi, e i ruoli dei manager spariranno. Piuttosto che i manager , sempre più organizzazioni adotteranno i “leader”.

I viaggi di lavoro sono sempre stati una fuga dal lavoro d’ufficio, ma questo sta cambiando, poiché la comunicazione tra potenziali partner, investitori e colleghi sarà digitale. Direttamente dal tuo salotto, puoi contattare, comunicare e conquistare la firma di investitori e partner in altri paesi. Questa rivoluzione è alle porte.

Finora la gig economy è andata bene. Tuttavia, ci sarà sicuramente un aumento del numero di persone che lavorano da casa. Le aziende cercheranno di ridurre il personale, a favore dell’assunzione di lavoratori autonomi quando necessario. Oltre a questo, anche la maggior parte dei lavoratori a tempo pieno dovrebbe lavorare da casa. Questa è una nuova alba per il lavoro a distanza.

Conclusione

Il cambiamento che sta accadendo al mondo è il più visibile possibile, anche i non vedenti possono vederlo. È tuttavia pertinente che ti prepari per il futuro, non importa quanto sembri incerto. Devi avere familiarità con le competenze e gli strumenti digitali per sopravvivere nel futuro che è alle porte. Una volta che sei qualificato e pronto ad accettare un lavoro, inizia la tua ricerca di lavori a distanza in Europa su Jobsora.

  • Trasformazione digitale
  • Drastica riduzione del numero di quadri e consulenti
  • Viaggi d’affari ridotti
  • Maggiore utilizzo di lavoratori remoti e liberi professionisti

Roy Bisschops (ZEROPXL)

Mi chiamo Roy, sono olandese e da agosto 2012 abito a Milano insieme con mia moglie Inge (anche lei olandese). Dall’inizio abbiamo vissuto nella zona Lambrate/Città Studi, sia in via Teodosio e che in via Ampere, prima di trasferirsi in via Porpora di fronte alla nota pasticciera De Luca. Solo quando abbiamo deciso di comprare casa nel 2016 ci siamo trasferiti nella zona Turro.

Quello che ci ha portato a Milano o in generale in Italia (la domanda che probabilmente mi è stata posta più spesso in questo paese), è stata la volontà di vivere avere un’esperienza lavorativa in un altro paese per un periodo più lungo. Nei Paesi Bassi non eravamo legati a casa o figli e perciò liberi di fare questo trasferimento senza problemi. E non ci è dispiaciuto!

All’inizio Milano era una città poco conosciuta in Olanda e non era considerata una destinazione per un viaggio. Per cui in città era abbastanza tranquillo e si vedeva soprattutto i Milanesi in giro. Nel weekend la città era quasi desolata e si poteva entrare nel duomo senza biglietto e senza coda. Poi è arrivato l’Expo nel 2015 e tutto è cambiato. Sempre più turisti da tutto il mondo, anche dall’Italia, venivano a Milano e pian piano la città è diventata più vivace, con un’offerta culturale crescente. E anche i Milanesi non scappano più, ma si godono quello che Milano ha da offrire. Ed è questo che mi piace alla città, come è cambiata e come continua ad adattarsi.

Ormai non vengo spesso in zona Lambrate, però ho ancora dei posti preferiti, come La Siciliana per i cannoli freschi, la pasticceria De Luca per le zeppole e il birrificio Lambrate, ovviamente per le birre buone.

Raccontaci del tuo lavoro! In cosa consiste? Perché hai scelto questa professione? Come si svolge una tua giornata lavorativa-tipo?

Mi sono laureato come architetto in Olanda, dove ho anche lavorato come architetto per circa 7 anni. Lì mi sono interessato e appassionato per la fotografia di architettura e di interni. Una volta a Milano ho notato che diventerebbe difficile trovare un lavoro in uno studio di architettura. Dopodiché ho deciso di avviare la mia attività come fotografo di immobili, ‘ispirato’ dalla qualità degli annunci. Ho anche iniziato a lavorare per What a Space (www.whataspace.it), per quale ho fotografato numerosi spazi per eventi, e ho potuto ampliare la mia esperienza nella fotografia di interni. 

Infine ho creato il brand ZEROPXL (www.zeropxl.com), per migliorare la mia visibilità online. Lavoro principalmente per agenti immobiliari, aziende, architetti, privati e proprietari di case vacanza. 

Le giornate lavorative sono diverse. A volte sono fuori tutto il giorno per fare le foto, e il giorno dopo sono alla mia postazione per fare la post-produzione delle fotografie. In altre giornate ho un piccolo shooting fotografico in mattinata, quando torno al coworking faccio la post-produzione e poi dedico del tempo alla mia formazione, perché non smetto mai a imparare nuove tecniche fotografiche. 

Raccontaci della tua esperienza in Coworking Lab! Cosa ti ha portato a scegliere questo coworking? Da quanto lavori qui? Quali sono le cose che apprezzi di più?

Sono arrivato in Coworking Lab grazie a mia moglie che ha iniziato qui nel 2016, dopo il suo lavoro per Expo2015. Ho lavorato molto per What a Space fino al 2017 e avevo una postazione presso un altro coworking in zona Gorla. Però dal 2018 ho deciso di dedicare tutto il tempo a ZEROPXL e ho iniziato a condividere una scrivania in Coworking Lab insieme con Inge. Da subito mi è piaciuto molto perché lo trovo un ambiente moderno, tranquillo e luminoso. Si riesce a lavorare senza disturbi, ha i servizi adatti come le sale riunioni, stampante, le sale break e ovviamente l’ampio terrazzo. Inoltre c’è sempre gente simpatica in giro.

Raccontaci delle opportunità di business che si sono create, o che ti piacerebbe creare, nella community! Hai già sviluppato dei progetti di business con altri coworkers? Come sono nati? Come si sono evoluti? Vedi altre possibilità di sviluppo con altri coworkers?

Dall’anno scorso sono spuntate le prime collaborazioni, all’inizio con Coworking Lab stesso: insieme con Inge abbiamo fatto una proposta per la riprogettazione del terrazzo. Poi ho fatto delle foto die un  immobile per Realia Studio e ora sto facendo le fotografie di ritratto dei coworker per il blog di Coworking Lab.

Non ne ho ancora parlato, ma potrei pensare ai servizi fotografici dei cantieri finalizzati, progettati dagli architetti al coworking.

Fabrizio & Luca (VPC)

Fabrizio: La mia passione è analizzare lo status quo per capire come poterlo migliorare e farlo evolvere in modo che generi un impatto positivo sulle persone.

Sono di Como e sono arrivato a Milano perchè la sento molto affine al mio modo di affrontare la vita: dinamico, veloce e, appunto, sempre in via di sviluppo come me e i miei progetti.

Nell’ultimo periodo ho riscoperto il piacere di raggiungere il Coworking a piedi, facendo lunghi viali alberati; mi piace molto la vivacità che si respira intorno al Politecnico.

Luca: Le mie passioni più grandi sono le persone, i viaggi e lo sport, elementi che mi consentono di restare in equilibrio e vivere al meglio le mie giornate. Arrivato a Milano 20 anni fa per  vivere a pieno la mia vita personale e professionale ponendomi sempre nuovi obiettivi.

Raccontaci del tuo lavoro! In cosa consiste? Perché hai scelto questa professione? Come si svolge una tua giornata lavorativa-tipo?

Fabrizio: Ho fondato Very Personal Consulting insieme a Luca nel 2016.
In VPC offriamo servizi di consulenza strategica in ambito HR, affiancando le organizzazioni nella valorizzazione del loro patrimonio in termini di persone e talenti.Credo infatti profondamente nel potenziale umano, e ritengo che le aziende debbano giocare un ruolo importante nello sviluppo della società in generale.

Luca: Ho scelto questo lavoro perché mi permette di stare con le persone, affiancarle nei momenti di criticità fornendo loro strumenti pratici e spunti di riflessione per affrontare al meglio le sfide nel lavoro e nella vita di tutti i giorni. 

Oggi non c’è più distinzione tra identità privata e identità lavorativa (forse non c’è mai stata) e alcune realtà come le B-Corporate (Benefit Corporate) hanno capito che per fare business in modo etico è impossibile prescindere dall’impatto sul territorio, sull’ambiente e, ovviamente, sui propri collaboratori e le persone che li circondano.

Ci impegniamo tutti i giorni per portare questo approccio in tutte le organizzazioni che incontro, dalla PMI alla multinazionale, e in VPC con progetti no profit e di CSR.

Raccontaci della tua esperienza in Coworking Lab! Cosa ti ha portato a scegliere questo coworking? Da quanto lavori qui? Quali sono le cose che apprezzi di più?

Col mio socio nel 2016 siamo partiti non da un garage stile Sylicon Valley ma dal tavolo di casa. Abbiamo velocemente capito di aver bisogno di un ambiente più consono e stimolante, ma i diversi coworking che abbiamo girato nei mesi successivi non ci hanno mai soddisfatto nè in termini di costi nè di ambiente.

Grazie alla segnalazione di un’amica siamo arrivati in Coworking Lab, dove finalmente abbiamo trovato una bella Community di professionisti e il giusto compromesso tra un ufficio privato e uno spazio condiviso: qui ci sono solo i vantaggi di entrambi!

Raccontaci delle opportunità di business che si sono create, o che ti piacerebbe creare, nella community! Hai già sviluppato dei progetti di business con altri coworkers? Come sono nati? Come si sono evoluti? Vedi altre possibilità di sviluppo con altri coworkers?

Il bello di Coworking Lab è che è frequentato da professionisti e imprenditori di altissimo livello che, esattamente come i veri campioni nello sport, non hanno bisogno di “esibire per dimostrare”.

Nell’ultimo anno abbiamo avviato due collaborazioni: una con Almatech, società attiva nello sviluppo dell’intelligenza artificiale (asset strategico per le nostre consulenze in fase di assessment) e una con NextPlanet, con la quale ci sono ottime sinergie nel rendere la gamma dei servizi che possiamo offrire ai nostri clienti sempre più completa. Grazie a loro infatti possiamo integrare alla consulenza HR anche quella sull’ingegnerizzazione dei processi e sull’ottimizzazione delle piattaforme tecnologiche.

Il vantaggio di condividere lo spazio con queste due realtà (e molte altre) è il confronto costante, che genera sempre nuove idee e permette un allineamento ottimale nei confronti dei clienti.

Bando ARCHE’ 2020

MISURA DI SOSTEGNO ALLE START UP LOMBARDE IN RISPOSTA ALL’EMERGENZA COVID-19

Il Bando Archè 2020 è una misura di Regione Lombardia atta a sostenere le nuove realtà imprenditoriali lombarde – sia MPMI che professionisti – che necessitano di un sostegno pubblico per definire meglio il proprio modello di business, trovare nuovi mercati e sviluppare esperienze di co-innovazione in grado di rafforzarle, in particolar modo per rispondere agli effetti della crisi innescata dal Covid-19 che le ha costrette a sostenere i costi del lockdown e a subire uno shock di capitale (la raccolta di fondi per tre su quattro start up è stata interrotta o annullata o diminuita) e un calo delle entrate conseguente a un calo della domanda.

Chi sono i beneficiari?

Possono presentare domanda di partecipazione le Micro, Piccole e Medie imprese e i Liberi Professionisti (anche in forma associata) con i seguenti requisiti al momento della presentazione della domanda:

  • Micro, piccole e medie imprese ai sensi dell’Allegato I del Regolamento UE n. 651/2014, regolarmente costituite, iscritte nel Registro delle Imprese delle Camere di Commercio e attive da un minimo di 12 mesi e fino ad un massimo di 48 mesi con almeno una sede operativa attiva in Lombardia come risultante da visura camerale ed oggetto dell’intervento;
  • Professionisti, che appartengano ad uno dei settori di cui alla lettera M del codice prevalente ATECO 2007, che abbiano eletto a luogo di esercizio prevalente dell’attività professionale uno dei Comuni di regione Lombardia. I professionisti singoli devono essere in possesso di partita IVA o aver avviato l’attività professionale (oggetto della domanda di contributo), come risultante dal Modello dell’Agenzia delle Entrate “Dichiarazione di inizio attività, variazione dati o cessazione attività ai fini IVA” e s.m.i o da documentazione equivalente, da più di 12 mesi fino a un massimo di 48 mesi; gli studi associati (non iscritti al Registro delle Imprese) devono essere in possesso del contratto associativo tra professionisti o documentazione equivalente e aver avviato l’attività professionale (oggetto della Domanda di contributo) come risultante dal Modello dell’Agenzia delle Entrate “Dichiarazione di inizio attività, variazione dati o cessazione attività ai fini IVA” e s.m.i o da documentazione equivalente, da 12 mesi fino ad un massimo di 48 mesi. I Professionisti (studi associati) iscritti al Registro delle Imprese dovranno partecipare in qualità di MPMI.

Ogni soggetto può presentare una sola domanda.

Quali sono le spese ammissibili?

Il Bando Archè 2020 sostiene le nuove realtà imprenditoriali lombarde (sia MPMI che professionisti) – c.d. start up – che necessitano di un sostegno pubblico per definire meglio il proprio modello di business, trovare nuovi mercati e sviluppare esperienze di co-innovazione in grado di rafforzarle, in particolar modo per rispondere agli effetti della crisi innescata dal Covid-19 che le ha costrette a sostenere i costi del lockdown e a subire uno shock di capitale.

Sono ammissibili progetti di rafforzamento (unicamente presso la sede in Lombardia) per la realizzazione degli investimenti (materiali e immateriali) necessari alle fasi di prima operatività, nonché a consolidare ed espandere le attività di impresa/professionale.

Quale contributo da la Regione Lombardia?

L’agevolazione si configura come contributo a fondo perduto fino al 50% delle spese considerate ammissibili e nel limite massimo di 75.000 €. L’investimento minimo ammissibile è pari a 30.000 €.

Puoi presentare la domanda dalle ore 12.00 del giorno 11 settembre 2020 alle ore 18.00 del giorno 18 settembre 2020!