Il coworking in Italia è veramente così diffuso?

Il coworking è considerato un vero e proprio stile di vita che coinvolge in particolar modo l’aspetto lavorativo. La parola suggerisce esattamente il suo significato “lavorare insieme”, ma attenzione, questo non significa che le persone collaborano su uno stesso progetto, al contrario questi lavorano simultaneamente con qualcuno che non è concretamente un collega. È un’alternativa interessante e che molti prendono in considerazione, in particolar modo i freelancer, liberi professionisti e studenti.

È una realtà veramente diffusa in tutto il mondo, è un’opportunità per chi non possiede un ufficio e preferisce passare del tempo in luoghi più stimolanti della propria casa.

In Italia il coworking è arrivato qualche anno dopo, rispetto ad altri stati europei, e si è oltretutto sviluppato con più lentezza. Ad oggi non ce ne possiamo rendere conto dal momento che la diffusione sta prendendo piede rapidamente e, in particolar modo, nell’ultimo anno l’aumento di lavoratori online è aumentato drasticamente. Con l’avvento della pandemia, però, le strutture di coworking sono state chiuse come tutti gli altri centri di aggregazione presenti sul territorio nazionale, sarà divertente scoprire quali saranno i cambiamenti in questi termini una volta finita l’emergenza sanitaria.

Storia del coworking italiano

Una volta arrivato ai confini italiani, la realtà del lavoro condiviso è solo cresciuta in termini numerici, all’inizio del 2010 si contavano solo una decina di spazi destinati a questo utilizzo, nell’intero territorio nazionale. Questi si trovavano principalmente nel nord e nel centro dello stivale, ovvero nelle zone che tutt’oggi risentono particolare influenza da parte dei territori europei.

Una delle realtà nate in questo periodo è esattamente il Coworking Lab. Questo nasce nel 2011, nel cuore pulsante di Lambrate. La città di Milano necessitava un luogo dove i liberi professionisti potessero ritrovarsi, conoscersi e scambiarsi opportunità. Questa è stato il primo luogo concreto in cui si è veramente compreso il cambiamento che il mondo del lavoro stava affrontando e delle nuove necessità dei lavoratori. Con gli anni sono aumentati gli spazi e le opportunità oggi contano oltre 200 realtà e 60 aziende, le quali hanno scelto esattamente Coworking Lab per perseguire i propri obiettivi.

Negli anni a seguire molte altre sono le società italiane che nascono fino a giungere nel 2017, quando di coworking se ne contavano più di 500. Numeri impressionanti se consideriamo il fattore principale: tutto è avvenuto in soli sette anni. Tra il 2018 e la fine del 2019 si è notato un altro forte aumento, arrivando a più di 700 realtà, la diffusione anche se partita dal nord raggiunge oggi tutte le zone d’Italia, sia che si tratti di grandi città sia di centri abitati di media grandezza. È sorprendente come una modalità di lavoro, se funzionante, riesce veramente ha cambiare abitudini e tradizioni all’interno di un paese, alle volte molto lento.

Pandemia e cambiamenti

La pandemia ha avuto i suoi effetti sia nell’ambito sanitario, sia in quello sociale che in quello lavorativo. Molti sono stati a casa per molti mesi, altri piano piano sono stati rintegrati nelle aziende e ci sono dei casi in cui i lavoratori non hanno avuto modo di riprendere le loro vecchie abitudini poiché le aziende preferiscono tutt’ora tenere a casa i propri dipendenti, abbattendo molti costi. Tenere persone negli uffici determina un quantitativo di uscite non indifferente, il riscaldamento di inverno e l’aria condizionata d’estate, i vari servizi e la mensa, tutti queste spese vengono meno se i dipendenti necessitano solo di computer e connessione ad internet. Se per una azienda si riscontra un miglioramento in termini di guadagno, per i lavoratori cambiare così repentinamente le proprie abitudini non può che portare ad un collasso. La realtà dei coworking è molto utile in questo caso, poter comunque lavorare in un ambiente favorevole alla creatività, allo spirito di produttività e soprattutto incline alla socializzazione non può che stimolare i dipendenti.

Le strutture stesse, però, durante i mesi di pandemia hanno tenuto i battenti chiusi, alcune hanno riaperto, altre non ce l’hanno fatta. I numeri sono nettamente cambiati tra il 2020 e il 2021 ma prima ci teniamo a specificare su cosa si basano le nostre analisi.

In qualunque caso saremmo molto curiosi di scoprire come si traformeranno le sedi coworking una volta finita l’emergenza sanitaria, le strutture si stanno già mettendo a lavoro. È il caso del Coworking Lab i quali puntano a realizzare un nuovo sogno: l’apertura del Family Lab. Un progetto che ha come focus una serie di attività, di responsabilità e di sostenibilità sociale, rivolte alla comunità locale del Comune di Milano e, nello specifico, alla zona 3.

Analisi e statistiche, fonti e studi

Le nostre analisi di basano su studi offerti da ICSurvey. Questi analizzano i cambiamenti, in vari ambiti, che avvengono in Italia basandosi in particolar modo su risposte offerte dagli utenti. Non è il solo punto di interesse, sono analisti e sanno bene quali studi approfondire, noi ci limiteremo a dare opinioni e informazioni basandoci sulla nostra esperienza. Partiamo dal presupposto che nel nostro stato è molto difficile capire l’andamento della diffusione del Coworking poiché esistono molte strutture e modelli diversi (grandezze diverse, iniziative di volontariato, coworking creati in aree distinte degli uffici di un’azienda ecc.) e dunque la quantificazione risulta più complicata. Le analisi non si occupano esclusivamente di quantificare l’addensamento di realtà di lavoro condiviso, ma si basa anche su studi e approfondimenti di modalità organizzative, eventi, opportunità e statistiche generali sui direttori del settore e sulle tipologie di soci presenti.

Numeri dei coworking italiani

Attualmente, nel 2021, l’Italia presenta quasi 800 spazi di Coworking, all’incirca quasi 1 coworking ogni 76.000 abitanti. Nonostante la pandemia i numeri sono comunque aumentati ad un ritmo decisamente più lento, ma risulta comunque un fattore sorprendente. Le strutture già presenti nel territorio, negli ultimi mesi, sono rimaste chiuse e inattive, le menti però hanno continuato a sognare e mettersi alla prova questo ha portato all’apertura di circa 40 sedi durante l’anno 2020, l’anno caratterizzato da innumerevoli lockdown.

I numeri parlano chiaro quasi 500 degli spazi si trovano nel nord Italia, la maggior parte dei quali ha preso sede in Lombardia. Questa è sicuramente la regione che ha maggiori influenze estere dal punto di vista sociale, economico e lavorativo. Il coworking si è affermato velocemente nella regione, l’offerta di una sede per lavoro condiviso risulta essere 1 per ogni 44mila abitanti, in Lombardia inoltre si trova un quarto dei coworking italiani e rispetto all’anno scorso 34 sono state le nuove sedi aperte nel 2020 in piena pandemia.

Il nord come abbiamo già ripetuto più volte è la sede principale di queste strutture, oltre alla regione lombarda, notiamo maggior sviluppo in tutti i capoluoghi di regione, in generale in Veneto (ben 82 spazi) e in Emilia Romagna con 72 strutture distribuite in tutto il territorio, ance nei centri con minor densità di popolazione.

Il centro-sud italiano ha sostenuto ritmi completamente diversi, di fatti abbiamo riconosciuto una crescita nettamente inferiore rispetto ai centri urbani nordici. Questo è sicuramente dovuto alla decisione dei grandi investitori, i quali hanno preferito puntare sul sicuro scegliendo Milano. Solo nella capitale, Roma, l’indice di crescita e sviluppo è più alto, come nei capoluoghi di regione di Toscana e Marche.  Per quanto riguarda il sud dello stivale e le isole molti sono stati gli spazi di coworking che sono nati negli ultimi anni (148 luoghi di aggregazione, circa 20% delle strutture presenti nel paese), in particolar modo la Puglia ha visto nascere 43 complessi grazie agli incentivi regionali, seguono la Campania con 36 e Sicilia con 29.

Le città con più coworking

Milano è il comune con più coworking in Italia, si presenta con oltre 120 strutture e un rapporto spazi per abitanti che equivale a 1 spazio ogni 10mila abitanti. Nonostante il periodo di pandemia, le chiusure e i lockdown 30 sono le strutture nate nel 2020, un aumento a dir poco sorprendente.

Roma è al secondo posto con 62 strutture e un rapporto che indica 1 spazio ogni 42mila abitanti. A differenza del primo caso, la capitale ha risentito molto nell’ultimo anno, sarà interessante scoprire come si adatteranno gli investitori a la nuova realtà che si andrà a formare.

In tutti gli altri capoluoghi la densità di coworking è decisamente molto bassa e non sono state rivelate particolari crescite nell’ultimo anno.

Il coworking nel 2020/2021

È sorprendente realizzare che nonostante la pandemia sono comunque nate numerose sedi, in particolar modo a Milano. 800 sono le attuali strutture attive, molte delle quali operano tutt’ora in modo limitato o sono parzialmente chiuse a causa delle normative per limitare la diffusione dell’emergenza sanitaria. Alcuni coworking hanno risentito in modo particolare il peso della crisi e circa 60 strutture hanno chiuso definitivamente. L’impatto della pandemia è stato un uragano silenzioso e distruttivo anche se ci continua a sorprendere molto la volontà degli investitori che ha deciso di aprire 36 strutture nel 2020. Restiamo molto fiduciosi e curiosi di scoprire come tutte queste realtà cambieranno al fine di rivitalizzarsi e superare la crisi. Non ci resta che attendere e scoprire.

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